Pole pole wazungu, this is Tanzania

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Molte volte furono ripetute queste parole nella Terra dove rifugiarsi al riparo dalle angosce del mondo frenetico. Tra proverbi e leggende che danno speranze all’umanità, e orizzonti che si estendono perdutamente oltre il veduto, in Tanzania la natura vince sull’uomo, dominando in lungo e largo. Infatti è qui che si trova la più alta concentrazione di animali selvaggi di tutta l’Africa e la presenza di paesaggi mozzafiato (parchi naturali, spiagge bianchissime, isole incontaminate).

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Il posto migliore da cui cominciare a esplorare questo paradiso è Dar Es Salaam (letteralmente in arabo “casa della pace”),la piccola/grande bidonville, capitale “morale” del Paese, che in realtà è Dodoma, situata nell’altopiano interno. Da qui si possono prendere traghetti per Zanzibar, o qualche “daladala” (mezzi di trasporto locale alquanto folkloristici, con tanto di animali a bordo!) per il Nord. Che decidiate di fare prima un safari a Ngorongoro o Serengeti, di scalare il Kilimanjaro (600 dollari per 6 giorni di escursione) o di godervi le rive e i profumatissimi mercati speziati di Zanzibar, sarà meglio farlo più o meno attrezzati, provando a parlare un pò di Swahili.

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Siate pronti a qualche agguato in stile “Gomorra” nella tremebonda Arusha, la stazione da cui partono i tour operator per i safari, ad affrontare ore e ore (e ore!) di viaggio su strade sterrate, senza alcuna sosta per fare pipì, e a sviluppare tecniche di curve in slalom contro i procacciatori (chiamati “papasi” dalla gente del posto) che si appostano una volta arrivati in qualsivoglia destinazione. E ancora: munitevi di Autan e affini, unici veri antidoti contro la malaria, ancora endemica purtroppo anche nel contesto urbano nonostante i programmi di controllo avviati dal Governo e una grande campagna di comunicazione sui media. La Tanzania è un posto pacifico, dove non ci sono guerre. Rappresenta però il principale punto di ingresso per i profughi di tutta la regione sub-sahariana, per cui in caso di disordini “regionali” subisce immediatamente un aumento della popolazione che genera immediatamente anche un aumento progressivo della povertà e dei problemi sociali in generale.

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Qui il ritmo scorre lento (da cui “pole pole”, ovvero “piano piano”, il motto locale associato a qualsiasi attività quotidiana) e lo si capisce osservando i coloratissimi Masai al pascolo nell’altopiano, i branchi di zebre, gnu, e la gran parte delle specie tipiche della savana: elefanti, leoni, leopardi, bufali, iene, sciacalli, ippopotami, babbuini, nonché alcune piuttosto rare come i rinoceronti neri, ultimi superstiti di una specie che in gran parte della Tanzania è minacciata dall’estinzione. Hakuna matata, mal d’Africa assicurato nel rientrare nel triste mondo delle “sicurezze”.

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Must see/do:

Il Kilimanjiaro innevato
Ngorongoro/Serengeti safari
Zanzibar (il mercato delle spezie a Stone Town e il Nord ovest dell’isola)
Lago Vittoria

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