Farm life in Queensland, the Sunshine State

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Ci sono alcuni momenti della mia vita che ricordo ancora così chiaramente che sembra ovvio adesso, che io sia qui – a circa 2000 km da Sydney – in una remota farm nel bel mezzo del Queensland, a due passi dal selvaggio outback australiano. Una delle prime memorie mi riporta indietro alla mia infanzia, a quando avevo circa 5 o 6 anni. Nelle mattine calde dopo la scuola mio padre mi accompagnava a casa di mia zia. Aveva un pollaio e un piccolo orto dove cresceva con amore e dedizione il suo pasto quotidiano. Mi sono rimasti impressi nella mente i momenti in cui lei accarezzava galline e piante come fossero un’estensione di sé, e il profumo di un’aria che forse non avrei mai più respirato per anni: sapeva di rosmarino, di basilico, di caffè e di pane appena sfornato. Ma non potevo ancora capire la bellezza di una vita semplice e al riparo dai pericoli delle promesse industriali. Volevo andare dove le cose accadevano veramente, per potermi finalmente perdere nel mondo. Figlio degli anni ’80, del benessere e dell’inizio del consumismo, crescevo con il mito del “consume, therefore i am”. Il muro di Berlino crollava, e contestualmente aumentava la globalizzazione, spazzando lentamente via le tradizioni locali. Durante la mia adolescenza, aumentava in me la convinzione che il vero “happening” era lontano da Matera, la mia splendida terra natìa. Pur sempre unica e bellissima, ma all’epoca per me troppo rurale, e troppo lontana dai centri vitali da cui partivano i cambiamenti, le rivoluzioni, le mode. E dato che io volevo prendere parte a tutto questo, sono passati così 10 anni in cui sperimentavo la vita schizofrenica delle città: prima Napoli, poi Helsinki, Roma, Londra, Milano e così via. Poi è arrivata Sydney, e l’Australia. Il continente sconfinato degli animali mitologici, delle sconfinate praterie, dei cacciatori di coccodrilli e di tutto ciò che rimanda a un sogno possibile lontano dalle urla cittadine.Immagine

Viaggiando in macchina lungo gli 800 km di costa del sud-est del Queensland, dalla splendida Byron Bay in poi (ultima località di frontiera del New South Wales) il gusto tropicale di questa Terra si fa più pregnante, sale dalle narici ed entra nell’anima, aiutando a non pensare né al futuro incerto né al passato burrascoso, ma solo a godersi un presente bucolico e felice.

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Sapevo che qui in Australia per ottenere un Second Working Holiday Visa (ovvero per rimanerci un altro anno con un permesso di lavoro) bastava svolgere 88 giorni di lavoro nelle regional areas, o più precisamente, nelle piantagioni situate nei posti più remoti del continente. In alternativa a questo, vivere in una farm ( woofing ) può aiutare a raggiungere l’obiettivo risparmiandosi il lato peggiore dell’agricoltura “intensiva”: turni molto lunghi, farmers non proprio gentilissimi, lotta senza quartiere con altri “fruit-pickers” e liste d’attesa lunghissime a causa del crescente flusso di stranieri che vengono nelle campagne in cerca del secondo visto e di un po’ di evasione. Sballottato tra aree di sosta e campeggi di fortuna, finalmente – by coincidente or by design – sono approdato nella pittoresca Glen Eden Valley, tra Gayndah e Mundubbera, collocata nella regione del North Burnett. A circa 300 km da Brisbane e a pochi passi dal Tropico del Capricorno, c’è la famiglia Morris che cresce il proprio cibo e i propri animali esattamente come la mia vecchia zia faceva quand’ero bambino.

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E’ bastato giungere qui per ricordarmi che il modo migliore per vivere una vita “sostenibile”, specie per la propria salute mentale, è sostare per un po’ al largo dalle stazioni della metropolitana e dalle luci della nightlife.

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Il corpo e la mente ringraziano, mentre la natura continua a riportarmi sulle rive della mia infanzia, quando i colori erano veri e i sapori della tavola erano frutto della fatica dell’uomo e non del funzionamento di macchine industriali. In farm la giornata inizia presto e finisce ancora prima, per ricordarmi che sono figlio di Madre Natura e del Sole ma non solo del mio tempo. Sporcandomi le mani tra mucche, porci e galline e vedendo verso sera il frutto del mio lavoro sulla tavola dove mi siedo per mangiare. Costruendo una nuova vita rallentando il ritmo delle ore e non aumentandolo. Basando la propria esistenza sui valori più che sulle regole, per costruire un nuovo me. Più forte, più vero, e sempre con il vento nei capelli… to be continued..

“Go confidently in the directions of your dreams! Live the life you’ve imagined”. (Henry David Thoreau)

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