Adieu Australia

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Ero sempre stato troppo romantico per questo mondo occidentale così cinico e imbruttito, e la voglia di evadere da qualsiasi cosa cominciò sin dai primi anni della mia vita. Grazie al continuo scalpitare, e non-nonostante questo, ero finalmente riuscito a toccare gli angoli più remoti della Terra. Sfamando una volta per tutte la curiosità di volerci provare, per non arrivare ai miei 30 anni (e passa) nel rimorso di non essere riuscito a farlo, e prima ancora di finire come tutti o quasi i 30enni a scegliere i mobili della cucina le domeniche da Ikea.
Tutto questo malgrado le mille volte in cui mi avevano detto che tanto non ne valeva la pena, che alla fine avrei soltanto avuto un buco nel curriculum, che tanto con quell’accento terrone non sarei mai andato da nessuna parte.
E poi sempre senza soldi, come al solito.
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Mi capitava spesso di chiedermi dove avevo sbagliato per avere a 30 anni ancora così tante incertezze e assolutamente nulla di pianificato. Non che avessi così tante possibilità: o tornavo a casa dai miei o giravo il mondo, dato che il momento storico non mi favoriva molto altro che inseguire sogni che altrimenti non avrei più avuto modo di realizzare.
Mentre intanto le critiche di alcune frange benpensati della società mi piovevano addosso da più parti, additando questa scelta di partire lontano come uno dei più grossi sbagli che si potesse commettere.
Ignorai tutto questo, pensando che almeno “sbagliando” non mi sarei perso i tramonti del Sud della Terra, non avrei mancato l’onda del Pacifico che non ti fa risalire, né perso l’opportunità di subire il fascino esoterico di Madre Natura, ancor prima che uno shopping center arrivi ormai ad infestare anche l’Antartica.
Malgrado l’età ormai adulta cominciasse a far sentire le sue occorrenze, avevo scelto di uscire da questa presunta comfort zone per spalancare le porte dell’ignoto.
Ancora non sapevo cosa sarebbe accaduto, ma sapevo che sarei cambiato. E che sarebbe dovuto partire da me. Non sarebbero stati gli eventi stavolta a decidere per me, ma io, me medesimo, a cambiare il corso delle cose.
In Australia, “terra nulius”.
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Divorando con gli occhi lande desolate e lontanissime, innaffiando con lacrime di gioia e di speranza le foreste tropicali e lasciandomi perdutamente sedurre dal blu di oceani mai incontrati prima.
Sin dalla tenera età, non so quando esattamente da quando, ho cominciato a parlare di me al plurale. Lottando con un IO “cattivo”, che tiene a bada la mia luce, e uno “buono”, che mi spingeva verso la conquista di nuovi orizzonti.
Ormai la mia vita credo sarà così per sempre, e forse non sarò mai “stabile” come altri 32enni.  E dunque non mi resta altro che riempire di curiosità questi anni della mia vita, malgrado l’Australia sia ormai nel cassetto dei ricordi che aprirò per sentire ancora quella fresca brezza di libertà che arrivava dove nuotavo libero e felice in acque così limpide, così turchesi, così cristalline. Mentre tornavo a casa a piedi scalzi dimenticando le scarpe (dove ma poteva succedere se non in Australia?) e mentre trangugiavo un triplo sandwich seduto su spiagge di cui non si vedeva la fine, e le cui sabbie brillanti accecavano la vista delle cose e di un futuro inutile da prevedere.
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Arrivò troppo presto il momento di lasciare tutto questo, ma per fortuna mi sentivo parte di un’entità ormai compiuta, lasciando che ogni prezioso momento Down Under, fino all’ultimo minuto prima di salire su quell’aereo, entrasse già nella sfera dei miei ricordi, con quell’aura di magia che conferiva loro un fascino così speciale. Dalla fatica degli inizi a quando ormai ogni strada di Sydney cominciò a sembrarmi “familiare”.
E ora eccomi qui, straniero in patria, a dover ricominciare da zero. E mentre il mondo intero invidia la bellezza dei nostri luoghi e del nostro dolce vivere, noi stessi contribuiamo a dissacrarla, grazie alla nostra insopportabile indole lamentosa e a una crescente e quantomai banale esterofilia da sfoggiare a tutti i costi. L’italia probabilmente è già affondata ma resta un bellissimo Paese e semplicemente il modo di apprezzarla al meglio è non aspettarsi assolutamente nulla, godendosi ogni giorno tutta la bellezza che ancora c’è. Sapendo tuttavia che per noi e tutta la nostra generazione il nostro Paese è una condanna e quindi, preso atto di ciò, vivremo alla giornata, abbracciando nuovi sistemi per arrangiarsi. Come da tradizione italica, appunto.
Mal che vada, mi farò investire dalla luce dei miei ricordi, vividi e bellissimi.
Io vorrei essere me solo quando non ho paura di avere paura.
Adieu Australia.
5 cose che mi mancheranno dell’Australia
1 Nuotare prima di andare a lavoro
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2 Colazione dei campioni
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3 Cieli e tramonti
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4 Gli animaletti
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5 Water Sports
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