Barbara Fontanesi oltre la rete dei sogni

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Un incontro assolutamente sospeso nel tempo quello tra Barbara Fontanesi, giocatrice di serie A e della Nazionale negli anni ’80 e ’90, Flavio Menichelli, ex giocatore e allenatore con un passato recente nel Tor Sapienza Roma di Simonetta Avalle, e Claudio Amendolagine, blogger e coautore del libro “Vincere tutto” sull’incredibile annata del grande slam della PVF Matera.

Un pomeriggio in cui l’atmosfera incantata dei Sassi di Matera nel B&B Corte S. Leonardo di Barbara, fa da cornice a ricordi che evocano la dimensione temporale di una pallavolo quasi da favola che sembra non essersi mai estinta.

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Sin dalle prima battute e con assoluta spontaneità, Barbara Fontanesi ricorda i nomi leggendari della pallavolo che ha avuto la fortuna di incontrare, tra cui la cinese “Jenny” Lang Ping, migliore giocatrice del 19esimo secolo secondo la FIVB, William Bellei, figura di riferimento paterna nella Modena pallavolistica e il grande palleggiatore della nazionale Pupo Dall’Olio, tutor nel momento cruciale della sua carriera in cui Barbara era ormai stanca di schiacciare. Dichiarazione questa assolutamente atipica per una bimba prodigio diventata giocatrice a suon di pane e schiacciate. Atipica come la sua decisione di venire a giocare al Sud, prima a Palermo in A2 e poi a Matera negli anni post-trionfi, completamente sola in una Renault 2 Cavalli.

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Barbara Fontanesi era stata avversaria della corazzata PVF Matera nelle finali scudetto del 1994 e del 1995 con il fortissimo Volley Modena delle grandi campionesse Henriette Weersing, Gaby Perez del Solar (ex di turno della mitica stagione del Grande Slam) e del “blocco” azzurro composto da Darina Mifkova, Michela Monari, Barbara Siciliano e Barbara De Luca.

Queste incredibili sfide, in particolare quelle tiratissime delle 5 partite della finale 94-95 consacrarono ancora una volta la PVF Matera regina indiscussa del campionato italiano per 4 anni consecutivi. Barbara arrivò a Matera nella stagione 97/98 in seguito a delle scelte di vita e di carriera che nella pallavolo di oggi sarebbero impensabili.

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Abbiamo avuto la fortuna di ripercorrere insieme a Barbara questo viaggio senza tempo, ricordando l’età dell’oro della pallavolo a Matera e facendo alcune riflessioni sullo stato dell’arte di questo sport.

Hai vinto da schiacciatrice un Europeo nella Germania dell’Ovest nel 1989 con la Nazionale dell’indimenticabile Sergio Guerra, grande condottiero della Teodora Ravenna che dal 1980 al 1991 vinse 11 scudetti consecutivi prima di cedere lo scettro alla PVF Matera.

Com’è stato cambiare ruolo e vivere quegli anni?

“Dopo quello storico successo partecipai con la Nazionale Italiana di pallavolo anche agli Europei del 1991 che si disputarono a Roma. L’Italia non riuscì stavolta a conquistare una medaglia e si chiuse un ciclo. Avevo solo 23 anni ma ero stanca e demotivata dopo oltre 10 anni di allenamenti intensivi in cui avevo rinunciato all’adolescenza per giocare a pallavolo. Il mio rendimento come schiacciatrice era calato e a Modena mi relegarono in panchina. Il caso volle però che la palleggiatrice titolare Fanny Pudioli si infortunò per cui in allenamento il tecnico argentino Walter Omar Amoros (un perfetto sconosciuto nel nostro campionato) decise di farmi provare affidandomi alle sapienti mani del mitico Pupo Dall’Olio, una delle icone della Panini Modena e della Nazionale di pallavolo maschine negli anni ’70 e ’80. Ritrovai me stessa sentendo di non avere nulla da perdere in un “nuovo ruolo” che scoprivo a 25 anni! In poco meno di due anni diventai titolare nel Modena che vinse due Coppe delle Coppe e che dovette piegarsi solo al fenomeno Keba Phipps nelle finali scudetto del 94, 95 e 96 prima con Matera e poi con Bergamo. Ricordo che anche il mitico Lorenzo Bernardi fece un cambio di ruolo come me – da palleggiatore a grande schiacciatore (icona degli azzurri di Julio Velasco degli anni 90) ma non a 25 anni! Anche se il mio è stato un caso sui generis devo dire che la pallavolo di allora formava delle giocatrici complete che sapevano giocare in tutti i ruoli”.

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Perché a Matera la pallavolo è scomparsa? Come è potuto succedere?

“La mancanza di progettualità ha sicuramente reso difficile la capitalizzazione di un movimento che in quegli anni aveva comunque portato molti giovani ad avvicinarsi alla pallavolo sulla scìa dei successi della PVF. Con la giusta formazione, e considerando la pallavolo come un’occasione di sviluppo sociale, economico e anche di promozione turistica di lungo periodo, Matera forse avrebbe ancora la sua PVF. A Matera la dipendenza da un grosso sponsor quale era la Parmalat ha poi legato troppo la pallavolo ai grandi successi e meno a una visione di lungo periodo in cui sviluppare un vivaio di giovani e fare progetti sul futuro. Matera nei primi anni ’90 si conosceva più per la PVF che per i Sassi, ed è stata a lungo la capitale della pallavolo femminile in Italia e in Europa, ancor prima che diventasse Capitale Europea della Cultura 2019“.

Modena ha una lunghissima tradizione nel volley. Quali differenze ci sono con la realtà di Matera?

Con il progetto Fuori Campo cerco di valorizzare e promuovere eventi legati al mondo dello sport e in particolare della pallavolo per ribadire l’importanza della sport nella crescita personale e fisica dei giovani.
Lavoro con le scuole che a volte, a causa anche dell’eccessiva “genitorialità”, fanno fatica a dare la giusta importanza allo sport, considerandolo ancora ingiustamente inferiore alle ore di studio. Modena sia a livello maschile che femminile, ha avuto una lunghissima tradizione perché è riuscita a pensare non solo alle vittorie immediate ma alla creazione di un movimento. Anche negli anni in cui non si allestivano squadre da scudetto con enormi investimenti economici in campagna acquisti, si sono fatte delle valutazioni più oculate con un occhio di riguardo per le generazioni future.

Come vedi il futuro della pallavolo e quali sono le differenze con quella di allora?

Sono molto legata a una visione romantica del volley in cui tifosi e dirigenti erano quasi la stessa cosa, ma credo che per il bene di tutto il movimento e per superare le sfide che lo scenario contemporaneo ci impone, oggi sia doveroso concentrare gli sforzi sulla formazione dei manager delle società sportive. La formazione oggi è una chiave importante che puo’ dare futuro e continuità alle società garantendo risultati di grande impatto sociale ed economico anche ai territori in cui queste operano (tesseramenti, marketing territoriale, e tanto altro).

Progetti per il futuro?

Mi piacerebbe proporre il mio progetto “Fuori Campo” anche a Matera, che vada oltre il 2019 e diventi un format da riproporre anche negli anni avvenire per ridare lustro a uno sport che ha resto grande questa città.

Cosa sai dello stato attuale della pallavolo a Matera?

“So che ci sono alcune società che stanno provando a rilanciare questo sport a Matera. Sapevo dell’esistenza una Volley Academy, anche se il nome Academy forse oggi è un po’  abusato. A parte questo non so granché della pallavolo a Matera adesso. E forse questo è significativo della situazione…”

Intanto i fasti dell’imbattibile PVF Matera sono nel passato e hanno lasciato alla città un vuoto incolmabile ancora oggi difficile da accettare.

 

 

 

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